Borgo di Muggiano
Il Territorio
Cascina Guascona

Le notizie sulla Cascina Guascona sono fornite da Amadio Fioravante Facchini, abitante della cascina, studioso e amante di storia locale.

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La cascina Guascona, meglio conosciuta con il nome dialettale di “Viscona” si trova oltre Muggiano nelle campagne verso Trezzano sul Naviglio in un estremo lembo di territorio milanese, tuttora isolata in quella parte di campagna sopravvissuta alla cementificazione. Presenta un aspetto quasi da ricetto difensivo con più corti. Il cortile principale è costituito da una grande aia circondata dalle stalle ed abitazioni per i lavoranti mentre la palazzina padronale si affaccia sul lato nord in una seconda corte più antica di forma quadrata.

Il nome trae origine dai primi proprietari i “De Guasconibus“ così come testimoniato da documenti d’archivio. Il più antico pervenutoci è una pergamena datata 1472, nella quale si legge che “il sacerdote Antonio Casati, canonico della chiesa di S. Maria Fulcorina, conferma di aver ricevuto da Giovanni Antonio de Guasconibus di Giulio abitante a porta Vercellina, parrocchia di San Pietro in Vigna, l’importo dell’affitto per immobili del beneficio canonicale, giacente in Muziano della Plebe di Cesano”. Altro suggestivo documento è un atto di vendita conservato a Monte Oliveto, casa generale dei frati Olivetani, datato 2 luglio 1481, con il quale i monaci Olivetani del monastero di Santa Maria in Baggio, vendono “a Messer Giuliano de Guasconibus, figlio di Giovanni, abitante a Muzzano della Plebe di Cisano, una pezza di bosco di 80 pertiche, 27 tavole e 22 piedi.” Documenti molto antichi che testimoniano la presenza della famiglia che probabilmente è stata anche la fondatrice di questo insediamento. A differenza delle altre cascine della zona di Muggiano, in cui difficilmente i nobili eleggevano la loro residenza, con certezza è possibile affermare che la cascina Guascona in passato è stata residenza di personaggi blasonati. Il periodo di maggior splendore come residenza nobiliare avvenne nella prima metà del XVI secolo con i nobili Caravaggio che da documenti inerenti alle visite Pastorali del cardinal Borromeo risultavano risiedere in loco. Aspetto singolare, in quel tempo in cui la nobiltà abitava nei palazzi di città e non nel contado. Altra testimonianza è data dal catasto Teresiano della prima metà del ‘700 in cui la casa padronale è censita come “Casa da Nobile”, diversamente dalle altre definite da ‘massaro’ o ‘pigionante’. La famiglia Caravaggio ha avuto il merito della realizzazione del monumentale portone che tuttora impreziosisce una delle entrate della Guascona, con due imponenti semicolonne doriche che si elevano da un alto basamento, culminanti in un architrave al cui centro campeggia, in forme barocche, lo stemma della famiglia: “d’argento al leone di rosso coronato d’oro, tenente una spada d’argento guarnita d’oro colla fascia di nero caricata di cinque rose d’argento attraversante sul leone.” Lo stesso stemma, con le iniziali del nome di Camillo Caravaggio, è riproposto sul frontone di un monumentale camino interno in pietra di molera, quale muto testimone di uno sfarzoso passato, di un tempo in cui il cascinale era un piccolo mondo autonomo.

 


Lungo le rive dell’antico fontanile “Bergonzino” ora chiamato Branzino che scorre intorno alla Guascona, sorgevano ben due Mulini (‘Mulino di sopra’ e ‘Mulino di sotto’) di pertinenza della cascina, utilizzati curiosamente non per la macinatura delle granaglie ma per produrre olio dalla macinatura delle noci, impiego che la dice lunga sull’antico aspetto boschivo della zona. Le necessità spirituali erano soddisfatte tramite un oratorio dedicato a san Rocco con un cappellano mercenario, dipendente da Cesano. Purtroppo sia i mulini che l’oratorio sono scomparsi, mentre si è salvato e fa tutt’oggi bella mostra di sé l’antico forno a legna. Facile immaginare quale aria di festa spirasse nei giorni in cui veniva acceso per la cottura del pane.

 


Dopo la famiglia Caravaggio risultano numerosi passaggi di proprietà, alternatasi fra enti religiosi e nobiltà milanese (le famiglie Della Porta e Monti in particolare), sino al primo dopoguerra, quando la famiglia Aliprandi, ultimi unici proprietari, frazionando, vendono case, terreni e rustici ai loro affittuari. Fu così che i Bernasconi, i Reina, i Ciprandi, i Cozzi, i Rotondi, gli Introini ed i Perego, che da generazioni abitavano la cascina, diventarono proprietari a tutti gli effetti e mantennero fino ai giorni nostri l’attività agricola permettendo la salvaguardia dell’intero cascinale. Le motivazioni sono facilmente intuibili: gli agricoltori, che per generazioni hanno dissodato le terre intorno, hanno amato e amano le loro case, hanno acquistato i loro beni con il duro lavoro dei campi senza speculazioni edilizie. Negli anni trenta alla Guascona abitavano più di duecento persone, oggi una sessantina. Attualmente i terreni intorno mantengono, nonostante le difficoltà dei tempi, la funzione agricola anche se non sono più presenti allevamenti. In molti è ancora vivo il ricordo delle stalle piene di animali e di quando, in una nebbiosa giornata del novembre del 1992, Gemma, splendida vacca frisona dei fratelli Perego, con fumante copioso vapore dalle narici, si apprestava a salire la rampa del camion che l’avrebbe portata lontana. Dopo ininterrotti secoli fra quelle mura è riecheggiato l’ultimo muggito.