Borgo di Muggiano
I Racconti di Renato Delpero

L’odore di un ramo di Sambuco

 

Questo è il racconto con cui Renato Delpero ha esordito come collaboratore sulle pagine de ‘Il Rile’. Un po’ di fantasia, una certa grinta su un sottofondo di storia passata e un’ottima conoscenza del territorio sono gli elementi vincenti... giudicate Voi!

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Un vecchio Campèe in un bel disegno di Angelo Bianchi

Non ricordo esattamente quale giorno fosse, di sicuro era uno dei primi del mese di settembre appena passato. Ero da poco tornato dalle brevi ma tanto sospirate vacanze trascorse in uno dei tanti villaggi sul mare di Marcelli di Numana, che è una piccola località turistica delle Marche situata nel mezzo della bellissima "Riviera del Conero" subito dopo Ancona a due passi da Loreto. Mi avanzavano ancora alcuni giorni di ferie e così ne approfittavo, il pomeriggio, per andare con la mia bicicletta nuova a trovare gli amici di Muggiano che si riuniscono nell'orto del Pepino Bravi al Campo Sportivo.
Quel pomeriggio avevano organizzato - oltre alla partita a carte dove lo spettacolo è assicurato perché gioca l'altro Peppino che, nonostante il suo braccio al collo, è un grande del "tresette ciàpa no" o del "cinq a cumandà" - avevano, stavo dicendo, messo in piedi anche una merendina a base di pesce fritto e "brusch" in agrodolce che vanno a nozze con un croccante bastone francese. Io, che non sono un pescatore, mi sono offerto di portare un bottiglione di buon vino che, vi assicuro, non è durato molto anche se si confondeva con un cospicuo numero di altre bottiglie messe a rinfrescare in un secchio d'acqua. Del resto, si sa, che con certi cibi non si può mica bere l'acqua fresca. Un caldo sole settembrino e una nutrita e chiassosa compagnia hanno completato l'opera. Il solo fatto poi di essere all'aria aperta, secondo la mia modesta esperienza, rende tutto molto più semplice.
Peccato che mancasse il "Carletto" che da solo è capace di accendere gli animi anche nei momenti di fiacca. Sembra che fosse alle prese con una introvabile perdita d'acqua che alla fine gli ha fatto demolire e ricostruire quasi mezza casa. Una capatina di mezzoretta per assaggiare un pezzo di prelibato pesce appena fritto in padella ed un bicchiere di Bonarda, gli è riuscita lo stesso, con palese soddisfazione sua ed anche naturalmente di tutto il gruppo.
Ho fatto fatica quando è arrivata la sera a riprendere il viaggio di ritorno a Trezzano con la mia bi-cicletta. Non certamente per colpa del vino, come sicuramente penseranno i maligni. La ragione è che la compagnia era bella ma purtroppo avevo impegni più importanti che mi attendevano a casa come, ad esempio, preparare la cena e lavare i piatti. E non sto mica scherzando…
Pedalando di buona lena esco dal paese e mi avvio in direzione della cascina Guascona dopo aver salutato l'amica Vincenzina che stava sul cancello di casa sua e che, come d'abitudine, ha contraccam-biato il saluto sorridendo come soltanto lei sa fare. E via. "Ti voglio bene, Vincenzina."
Non avevo ancora fatto cento metri che, guardando quel pezzo di riva semibruciata del fontanile che costeggia le ultime case di Muggiano, mi accorgo quasi subito che c'è qualcosa di diverso. Senza neanche accertarmi se sopraggiungesse qualche altro veicolo, ho inchiodato la bici, nel vero senso della parola perché essendo nuovissima ha dei freni potenti. L'ho appoggiata sul bordo della strada ed ho cominciato a guardare giù per la riva del fosso. Miracolo!?! …c'era l'acqua! Anzi c'era, insieme a tante altre cose, anche un pochino d'acqua che faticosamente e molto lentamente tentava di scorrere. Sarà anche perché passando con l'automobile è quasi impossibile vedere il fondo di quel fontanile, ma vi assicuro che era da parecchio tempo che lì mancava questo prezioso liquido. Non so cosa mi sia preso in quel momento fatto sta che, tolte in un attimo le scarpe da tennis, mi sono precipitato giù per la riva aggrappandomi al ramo di una pianta, come tante volte avevo fatto da ra-gazzo quando ancora abitavo nella "Corte Grande".
"Crack"! Di colpo il ramo si spezza, piombo con il culo per terra giù per la riva e vado ad infilare - senza volerlo - i piedi in un comodo bidet abbandonato non si sa da chi e per quale motivo (uno dei tanti sanitari rottamati in quello stupido modo). Dopo il primissimo attimo di smarrimento mi rendo conto di essere stato fortunato. Poteva andarmi peggio. Potevo finire con i piedi in un "water", magari ancora pieno di merda… Ma l'odore che mi sale su per il naso era ben diverso. Usciva da quel ramo che si era spezzato e che mi era rimasto ben stretto tra le mani mentre in testa, naturalmente, avevo ancora la convinzione che avrebbe dovuto aiutarmi nella discesa di quella riva. Ma non era andata così per un semplice motivo: "era un ramo della pianta di sambuco", una delle tante che crescono spontanee dalle nostre parti. E mentre sono lì che annuso quell'odore un tempo familiare, sento una breve e divertita risata. Mi volto di scatto (quasi di scatto) e guardando su verso la strada intravedo un omone. Nella caduta avevo perso gli occhiali e non avevo ancora avuto il tempo di pulirli e, oltretutto, una luce abbagliante non mi permetteva di vedere bene chi fosse. Riesco a stento a notare che porta un paio di stivali corti di gomma, un cappellino di paglia tipo quelli che usavano i contadini una volta con la scritta "Raggio di Sole" e aveva in spalla un badile (questo l'ho visto bene perché essendo più in alto, anche se di poco, rifletteva proprio i raggi del sole).
"Che pirla", mi dice. "E' da un po' che ti osservo gironzolare qui intorno, questa volta te la sei proprio cercata. Possibile che non ti sei accorto che era un ramo di sambuco e che questa pianta si spezza facilmente. Quante volte te l'hanno insegnato quand'eri piccolo che questo è un legno fragile. Ricordi che non sopportava il peso di un bambino di dieci anni, come pretendevi che resistesse ai tuoi ottanta e rotti chili?. Bestia!"
Non avendo proprio niente da obiettare perché tutto il cazziatone me lo sono meritato, non mi è ri-masto altro - oltre all'imbarazzo più che palese - che l'unica banale domanda: "Ma tu chi sei?"
"Sunt el spirit del Campée". E senza nemmeno darmi il tempo di tradurre la frase ha continuato (sempre in quel bel dialetto milanese che io comprendo molto bene ma che, per varie ragioni, non sono in grado di trascrivere): "Hai fatto in fretta a dimenticare quando avevi ancora la candela al naso e, insieme a quei pirletta dei tuoi amici, andavi a fare il bagno al Villoresi in fondo alla strada degli orti (che adesso non ci sono più) e dal ponte di pietra saltavi dentro alla gelida acqua del 'Rì' - quel fontanile che attraversa la via Mosca e passa in fianco alla Chiesa - e poi di nuovo su a scaldarti nel canale d'irrigazione che aveva la temperatura dell'acqua un po' più accettabile. E quando scendevate proprio nella 'testa' dove nasce quest'altro fontanile dove sei cascato oggi, qui a pochi metri di distanza, recitando quella cantilena (come per esorcizzare chissà quali spiriti cattivi) che faceva così:
Acqua sorgente
che beve il serpente
che beve Dio
posso berla anch'io!,
e poi giù a garganella perché quando si viveva a contatto con la natura la sete si placava anche così, naturalmente dopo aver pulito la superficie di quelle limpide acque con un movimento semicircolare e quasi impercettibile delle mani. Poco importava se, con le stesse mani, avevate giocato in mezzo alla terra di qualche cortile e non vi eravate certo presi la briga di lavarle col sapone."
D'apprima, inebetito, ho farfugliato su qualcosa come: "Ma, ma, no…! Aspetta un momento... Fammi ragionare… Aiutami a comprendere..." Poi, con un po' più di coraggio e di voce: "Già con l'affermazione che sei 'El spirit del Campée' sono in non poche difficoltà. Intendi per caso dire che sei lo 'spirito' di quegli uomini che, fino a non molti anni fa, avevano il compito di controllare tutti i fontanili ed i canali di irrigazione che bagnavano le nostre campagne?"
"E si, sono proprio io. Meno male che non ti sei bevuto del tutto il cervello che hai nella zucca. Pensavo di doverti raccontare anche quando vi mettevate in fila in quattro o cinque sul bordo della strada e, col pisellino fuori, facevate la gara a chi pisciava più lontano. Oppure quando, col tira sassi, avete rotto due o tre lampadine dei lampioni ed io vi ho cuccati e l'ho spifferato ai vostri genitori con le conseguenze che ben sai".
"Ohi, ohi. Questo si che me lo ricordo bene. Ho preso tante di quelle botte da mia madre che metà bastavano ed avanzavano. Ma, scusami sai, perché mi racconti questi particolari della mia infanzia e, soprattutto, come fai a sapere queste cose? Io non credo che tu sia uno spirito. Questa proprio non me la dai a bere".
Però capivo, a questo punto, che la faccenda si stava complicando. Era lui che dirigeva l'orchestra. Per ora non potevo fare altro che subire.
"Puoi credere ciò che vuoi tanto per me non cambia proprio niente. Io le cose le so fin troppo bene, sei tu che resti ignorante. E pensare che ti avevo scelto perché sei un brav'uomo e mi sei anche simpatico per svelarti un paio di segreti sul perché i nostri fontanili e le nostre campagne sono ridotti in questo modo".
"Ma perché, scusa. E' evidente che sono ridotti così per l'incuria degli uomini. Non siamo in molti a sapere che, invece di buttarle in giro, certe masserizie ingombranti si possono portare gratuitamente nei centri di raccolta comunali".
"Te sarét bùn ma te sét anche tanto cùjun".
Questo qui - a malapena riesco a pensare - fra tutti i colpi bassi che ho ricevuto in un quarto d'ora è proprio il più basso. E mi fa tanto male, anche alle orecchie.
"Per fortuna che non sei l'unico 'idealista' altrimenti questa povera natura avrebbe già capitolato. Ma cosa credi, stupido uomo, che siano sempre i soliti 'zingari' che bruciano le automobili per il solo divertimento. Possibile che non ti sei ancora reso conto che sono in parecchi a guadagnarci con questo metodo e che le assicurazioni ci marciano alla grande rivalendosi poi su quei poveri citrulli di automobilisti come te? E i fontanili, secondo te, se fossero tutti in ordine, ben curati e puliti come una volta, sarebbe così facile chiuderli con dei bei tombini e una bella gettata d'asfalto al posto delle rive piene di piante di ogni genere, compreso il sanbuco che stringi tra le mani? E i campi coltivati che devono lasciare il posto, invece che al granoturco o all'erba medica, a tante belle palazzine che crescono meglio dei funghi chiodini o delle mazze di tamburo che raccoglievi a chili come pure le lumache e come le rane (quelle nostrane piccole ma saporite) quando era il periodo giusto e i diserbanti chimici non avevano ancora preso il sopravvento?"
"Ma, ma, ma…"
"Ecco, sei capace solo di balbettare. Fai lavorare il melone, piuttosto. Senza la trascuratezza e l'abbandono delle zone di periferia come farebbero a trasformare la normale e semplice manutenzione (che già è compresa nel prezzo pattuito) in opere straordinarie che alla fine costano dieci volte tanto (ai contribuenti che pagano natu-ralmente) e fanno arricchire ancora di più i soliti 'mariuoli' e chi già è ricco di natura?"
Era diventato come un martello pneumatico o come un rullo compressore, se preferite, con una tale determinazione che lasciava ben poco spazio. Ed io mi sentivo stupito e incredulo ma, allo stesso tempo, anche molto ma molto incuriosito e desideroso di vedere come sarebbe andata a finire.
"Popolo bue! Siete talmente tronfi di voi stessi e impegnati a consumare tutto ciò che potete - ingrassando come maiali e spendendo cifre da capogiro in inutili diete - che non siete più capaci non soltanto di fermare ma neanche di denunciare questi fatti. Figuriamoci quando tra non molto, molto meno di quel che pensiate, 'ca-dranno' parecchie di quelle 'certezze' costruite sulla sabbia dalla cosiddetta civiltà occidentale. Allora reagirete, come sempre avete fatto del resto, con la forza e la violenza delle vostre 'armi intelligenti' (ma non troppo, per la sfortuna di quei poveracci che gli cadranno in testa o che ci lasceranno una gamba o un braccio o tutti e due) approfittando di una imperdibile occasione per cercare di allargare ancor di più i confini del vostro potere. La conquista di un territorio pieno di ricchezze naturali e strategicamente importantissimo sarà il vostro vero obiettivo. Tutti i vostri buoni propositi andranno a puttane assieme ad una nuova 'guerra santa' che vi farà dimenticare per l'ennesima volta che chi usa la forza prima o poi trova sempre qualcuno più forte di lui”.
"!?!". Certezze che cadono… Una nuova 'guerra santa'… Ma che ca-volo sta dicendo questo qui?
"Saranno guai, guai seri per tutti se non vi fermerete in tempo e se non ascolterete le parole di quel l'unico Dio che unisce e non divide tutti gli uomini di buona volontà. E dovete essere consapevoli che, sia che venga perpetrata contro una minoranza etnica o contro la natura della Terra, la violenza è sempre la stessa. Prima o poi si ritorcerà su di voi".
Gettare via il ramo di sambuco che stringevo ancora tra le mani per poter pulire gli occhiali alla buona, con un fazzoletto di carta che avevo in saccoccia, e non vedere più quell'uomo è stata la stessa cosa. Così com'era apparso, di colpo è sparito lui e quella luce accecante che non mi aveva permesso di riconoscerlo. In un batter d'occhio (o quasi) ero di nuovo in strada pronto a partire con la mia bici per rincorrerlo, con una sfilza di domande nella testa che sarebbero purtroppo rimaste senza risposta: sia a destra che a sinistra ed in nessun'altra direzione non c'era anima viva.
Puff! Era proprio sparito, svanito nel nulla senza lasciare nessuna traccia, neanche un segno. E, giusto per completare l'opera, non c'era in giro neanche un cane che avrebbe magari potuto vederlo anche solo di sfuggita e farmi così da testimone.
A questo punto mi rendo conto che l'unica cosa saggia da fare era tornarmene a casa. A malincuore, dopo essermi rimesso un po' in ordine, recupero scarpe e bicicletta e riprendo a pedalare.
Non so perché ma la strada del ritorno quella sera mi è sembrata più lunga del solito. E non so nem-meno dirvi perché, in quel frangente, ho deciso di non raccontare a nessuno quello che mi era acca-duto. Era una storia quasi inverosimile, come i racconti della "Civiltà dei rifiuti" che leggevate su questo giornalino qualche tempo fa. Sono sicuro che sarebbe stata mia moglie la prima a chiedermi quanti bicchieri avevo bevuto e dove avevo picchiato la testa cadendo dalla bici perché ero ubriaco. Credetemi, non è andata così. Anzi quell'odore del sambuco ho ripreso a ricordarlo molto bene come quando ero bambino come pure ricordo bene, adesso, che era il giorno sei del settembre ultimo scorso.