Le interviste de "Il Rile" - Luigi Caccia Dominioni

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Il ‘Tecciun’ (il grande tetto)

L’Architetto Luigi Caccia Dominioni rappresenta una delle figure più importanti tra i grandi dell’architettura contemporanea italiana e mondiale. Un grande professionista che ha progettato un’opera importante anche a Muggiano. Quale? Forse non tutti lo sanno, ma il nuovo oratorio porta la sua firma. Un’occasione unica, anche per noi, per conoscere questo grande personaggio che ha fatto la storia, quindi come lasciarci sfuggire la possibilità di fare un’intervista? Un’occasione importante, una nuova perla da aggiungere alla nostra collezione. Di seguito il resoconto dell’incontro con il grande Architetto alla vigilia dell’inaugurazione della nuova struttura.

E’ una delle prime giornate autunnali, l’aria frizzante del tardo pomeriggio, nonostante un tiepido sole, rammenta che l’inverno è alle porte. Una giornata non bella, non solo dal punto di vista meteorologico, lo sciopero dei mezzi pubblici con il relativo caos per le strade, i soliti pasticci in ufficio, il tempo mai abbastanza per riuscire a fare tutto quello che si vorrebbe. Nonostante questi cattivi auspici partiamo da Muggiano con i minuti contati, siamo già stati informati che l’Architetto ha un importante impegno in serata, e non possiamo fare tardi. Siamo in tre, il direttore del giornale Nadia Isola, l’attivissimo Guido Torti ed io, diretti verso lo studio del professionista in Piazza Sant’Ambrogio. In auto la tensione si sente, non sappiamo come ci accoglierà, dicono che sia burbero, aspro, di carattere difficile.
Il parcheggio... altra difficoltà, lo troveremo in questa zona tanto vicina ma, in verità, molto lontana dalla nostra realtà?
Arriviamo senza incontrare particolari ingorghi, troviamo subito il posto per lasciare l’auto (strano, ma vero!!) ed entriamo nel palazzo sede dello studio del famoso Architetto. Ci accoglie una delle figlie: l’ambiente appare subito familiare ed accogliente, un grande locale stracolmo di disegni e progetti con alcune statue, ricordo dei tempi andati, ad ornamento di una parete. Un calendario di Muggiano fa bella mostra di sé all’ingresso dello studio, per questa volta, quando diremo che veniamo da Muggiano non ci chiederanno dove si trova! Alcune chiacchiere di circostanza, più che altro legate al nome nobile della famiglia, durante le quali scopriamo che l’ingegnere - architetto Paolo Caccia Dominioni, scomparso una decina di anni orsono e famoso per le costruzioni militari oltre che per gli atti di coraggio sul campo di battaglia a El Alamein, era un cugino del ‘nostro’ Caccia Dominioni.
Improvvisamente si apre la porta dello studio ed appare l’Architetto Luigi Caccia Dominioni accompagnato dal figlio Antonio. E’ un uomo non molto alto, ben vestito, spigliato, abbastanza alla mano che non dimostra la sua età (classe 1913). Dopo i saluti ci invita, subito, a sedere facendosi spazio tra i disegni e le planimetrie, pronto ad essere oggetto delle nostre domande. Il fascino nei confronti di questa persona è molto grande da parte nostra tanto che, senza farlo trasparire, siamo colti dal dubbio dell’ultimo minuto: sarà meglio intervistare l’uomo sulla sua vita, certo carica di esperienza o cercare di scoprire perché quest’uomo ha progettato l’oratorio di Muggiano nel modo in cui lo vediamo oggi? Un dubbio atroce ci attanaglia alla vigilia delle prime parole, poi optiamo per entrambe le strade.
La prima osservazione, dispiegato un grande prospetto del nuovo oratorio sul tavolo sopra altri documenti, è legata ad una questione crediamo comune, sul perché l’ingresso alla chiesa sia stato costruito nel modo che vediamo tutti con un arco alto sopra il portone invece di avere una struttura classica a falda. L’Architetto, prima di rispondere, ci fissa, un po’ sorpreso: ‘Era necessaria - spiega - una struttura che ‘scavalcasse il portone lasciandolo aperto’ e che si potesse accompagnare con il semi - rosone sulla facciata. Non c’erano alternative, è una soluzione urbanistica”. Poi prosegue, spiegando che mancano ancora delle finiture sul sagrato che lo renderanno molto più accogliente. In particolare, trovata una matita sul tavolo, con rapidi e decisi tratti esegue una bozza di uno dei pilastri sul sagrato con le finiture che verranno eseguite. La mano è veloce, precisa ed in un attimo disegna, in rapida sequenza, sia la sezione che la vista frontale di una delle colonne presenti sul sagrato. Sulla superficie della colonna verranno fissati dei ‘biscotti in legno’, come testualmente cita, ovvero delle strisce lignee tonde da un lato poste verticalmente per un’altezza di 70 - 80 cm in modo da rendere meno forte la presenza visiva della colonna. Ritiene che la ricerca del particolare sia molto importante tanto da sottolineare più volte che il futuro cancello sul lato destro della chiesa dovrà avere, quando aperto, la perfetta sovrapposizione con le sbarre fisse. Concetto più difficile da dire che da capire: in pratica quando il cancello sarà aperto sembrerà tutt’uno con la struttura fissa.
L’Architetto è molto prodigo di dettagli ed informazioni tanto che per citarli tutti non basterebbero tutte le pagine del giornale.
Il temuto severo carattere, almeno con noi, non è tale al punto che scherza addirittura su alcune precedenti interviste mostrandoci un ritaglio di giornale in cui Vittorio Sgarbi esprime alcune considerazioni positive su di lui mentre non è neppure lontanamente d’accordo con il giornalismo di Alain Elkann isuo intervistatore per telefono per la Stampa del settembre 2001, in cui lo faceva apparire ‘fortunato dall’aver operato in periodo post- bellico’.
“La guerra è un male per tutti”, sentenzia.
Dopo la breve parentesi l’attenzione si sposta sull’interno del nuovo oratorio dove l’Architetto esordisce con una frase ormai famosa: ‘Io sono un piantista’ concetto legato al fatto che le sue opere partono dalla funzionalità della pianta, luogo vero di vita, per giungere poi agli aspetti prettamente estetici. Sembra banale, ma nel momento in cui esprimeva questo concetto ci sembrava di cogliere la saggezza ed il buonsenso delle persone di un tempo, che tante volte vengono meno nella vita quotidiana e in molte nuove costruzioni. A che serve una struttura bellissima se poi è invivibile? Questa è la legge generale a cui egli si ispira. Lo dichiara lui stesso: "Essere piantista significa partire dalla pianta dell’edificio, dalla pianta inizio la progettazione, sia che si tratti di un palazzo per uffici che di un appartamento. Sono Architetto sino in fondo e trovo l'urbanistica ovunque. Mi sono sempre appassionato agli spazi piccoli e ho sempre dato l'anima per farli sembrare più grandi, ad esempio allungando i percorsi, contrariamente a una certa tendenza che tende a ridurli. Il compito dell'Architetto, io credo, è anche quello di suscitare un succedersi di emozioni. I miei ingressi, le mie scale, persino i mobili sono soluzioni urbanistiche".
Ma allora perché l’oratorio è fatto proprio in questo modo?
“Ragazzi... osservatelo dall’alto: è un invito, un abbraccio. Un oratorio deve dare un senso di accoglienza alle persone che arrivano“. Mentre esprime questo concetto con un movimento rotatorio le sue mani mimano un abbraccio. Noi insistiamo: ma perché il tetto è fatto in questo modo? Ci aspetteremmo una risposta stizzosa, a questo punto, sinceramente la meritiamo, invece e da qui la grande esperienza che non lascia nulla al caso, l’Architetto esprime un nuovo concetto su cui si fonda la sua opera: l’unione tra antico e moderno, il nuovo senza stravolgere la storia.
Il ‘Tecciun’ (il nome con cui chiama confidenzialmente l’oratorio) ovvero l’enorme tetto tipico delle cascine lombarde, riconvertito in una struttura moderna, come lui stesso in perfetto dialetto meneghino conferma. L'eredità della tradizione lombarda, non viene vissuta come vincolo limitante ma piuttosto come stimolo ad armonizzare preesistenze e nuovi interventi.
Dobbiamo essere sinceri: questo incontro non è stato una semplice intervista ma una vera e propria lezione di vita tanto da insegnarci un modo di lavorare che purtroppo con rammarico vediamo sempre venir meno.
Il tempo stringe e ci congediamo dall’Architetto dopo aver trascorso oltre un’ora in un incontro che certamente ricorderemo per molto tempo. Ringraziamo pubblicamente l’Architetto Luigi Caccia Dominioni per la stupenda cordialità e disponibilità mostrata nei nostri confronti.

Marco Rossetti

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