Le interviste de "Il Rile" - Paolo Favole

La via ‘Mosca cieca’

Una nuova intervista apre questo numero del mensile, un’intervista diversa dalla precedente in cui avevamo incontrato l’Assessore al Commercio del Comune di Milano, Roberto Predolin. Questa volta, un argomento più tecnico cui siamo giunti anche grazie alla sollecitazione di alcuni muggianesi che hanno espresso diverse considerazioni sull’assetto urbanistico cui, nostro malgrado, non sapevamo rispondere. Abbiamo così pensato di chiedere delucidazioni all’architetto Paolo Favole che ha curato la progettazione del nuovo quartiere di Muggiano negli scorsi anni, un argomento che certo non mancherà di far discutere. Eccone il resoconto!

Quando si parla di progettazione è come entrare in un campo minato. Sì, perché con il senno di poi tutti sono capaci di criticare, osservare come sarebbe stato meglio fare, rimarcare come quel particolare poteva meglio esser fatto in quel modo piuttosto che il quell’altro, sottolineare che qualcosa non funziona. Spesso, gli architetti, sono nell’occhio del ciclone a seguito di scelte che, a volte, possono essere ambigue altre volte grossolani errori tanto che l’intera categoria è quasi caratterizzata a tal punto che qualcuno, solo al sentire nominare la parola ‘architetto’, scuote la testa. A Milano sono frequenti gli esempi in cui l’architettura abbia procurato più danni che vantaggi, utilizzato materiali rapidamente deperibili, speculato nello sfruttamento degli spazi, ma questo ovviamente prova solo che in questa categoria, come in tutte le altre del resto sia che si parli di medici o di ingegneri piuttosto di avvocati, c’è del buono e del gramo. Dostoevskij una volta appuntò che la bellezza salverà il mondo, forse non aveva del tutto ragione ma certo aiuterebbe a vivere meglio! Il modo migliore per poter parlare bene o male di qualcosa è conoscerlo in modo approfondito: conoscere un progetto, significa capire perché determinate decisioni sono state prese in quel modo; allora sì, ma solo in quel momento, note tutte le condizioni iniziali per quanto possibile, è lecito, nel mondo libero in cui ci troviamo, fare qualche osservazione sempre finalizzata e costruttiva, ovviamente. Provate ad aver di fronte un foglio bianco, così come una campagna da costruire, una struttura da rivalutare, parlate con chiunque vogliate di quello che avete intenzione di fare che, inevitabilmente, vi dirà che sarebbe meglio così piuttosto che in un altro modo, contrariandovi senza appello. E’ questo lo spirito che ci ha mosso in questa intervista ‘tecnica’ che ha portato ad incontrare l’architetto Paolo Favole, uno stimato professionista che ha curato l’intero assetto urbanistico di Muggiano. Un’intervista non facile, che andava condotta con saggezza, al fine di non sfociare in un banale botta e risposta certo poco costruttivo. Questa volta abbiamo voluto agire in simbiosi con il nuovo, appena costituito, Comitato di Quartiere per Muggiano in quanto l’argomento è veramente rilevante per tutto il quartiere. Così, come introdotto inizialmente, abbiamo organizzato un incontro presso lo studio del professionista e ci siamo presentati insieme a Mauro Scarpellini, presidente del Comitato e Chiara Maietta, segretaria dello stesso. Come giornalisti ‘navigati’, non ci siamo presentati, come qualcuno potrebbe pensare ‘alla garibaldina’, ovvero ingenuamente impreparati, ma con una serie precisa e definita (oltre 30) di particolari del nuovo quartiere fotografati e documentati, pronti per capire perché quello specifico elemento fosse fatto in quel modo. Alcune planimetrie completavano poi il quadro generale del materiale a nostra disposizione. Lo studio del professionista, probabilmente una struttura semi industriale adattata alla nuova destinazione, è alcuni gradini più basso del piano strada, arredato con cura secondo moderni canoni e con una super efficiente segretaria. Pochi minuti di attesa in un piccolo locale, forse utilizzato come sede di riunioni di lavoro, ed ecco che l’architetto Paolo Favole si presenta. I precedenti contatti telefonici lo avevano mostrato come una persona entusiasta di raccontarci il suo punto di vista su Muggiano, tuttavia qualche ‘malelingua’ lo aveva descritto come una persona per nulla affabile, altezzosa, non disponibile a dare spiegazioni del suo operato. I fatti hanno pienamente smentito queste voci. Non è una persona giovanissima ed i molti progetti appesi alle pareti provano la sua esperienza basata principalmente sulla progettazione di piazze e spazi aperti. Volendo guardare lavori molto simili a quanto realizzato, come vedremo, per Muggiano. ‘Sono Paolo Favole...’ - le sue prime parole e senza batter ciglio allunga una mano su alcune copie del giornale che, preventivamente, erano state poste in bella mostra sul tavolo - ‘Il Rile... parliamo del fontanile?’ ‘No... almeno non subito...’ ribattiamo noi dando certo un’impressione di determinazione. Dopo le presentazioni di rito parte la prima domanda su una planimetria che nel frattempo abbiamo aperto sul tavolo ‘Architetto ci spieghi la sua opera su Muggiano.’ ‘Ho preso in mano la situazione di Muggiano con lo studio di impatto ambientale promosso con gli architetti Marina Basso, Vittorio Algarotti e Romano Iuvara coordinatore del team. Successivamente allo studio, ci fu un periodo di interruzione, poi venni richiamato dall’assessore Bulgarelli, per il coordinamento di architettura, quando, all’inizio degli anni ’90, già c’era un progetto planivolumetrico più o meno definitivo. Il mio compito è stato quello di creare un coordinamento, una supervisione tra le 17 cooperative e l’ALER. Sono stato io a pensare di chiudere la via Mosca nel tratto davanti alla chiesa per farne una via Mosca cieca... - si lascia scappare un sorriso alla battuta che lascia trasparire una certa soddisfazione di quanto ha realizzato e improvvisamente si alza per andare a prendere un libro in cui trova rapidamente una planimetria del quartiere ancora in fase di progettazione. Sulla stessa immagine esegue dei rapidi e precisi segni con la matita affermando -... i parcheggi esterni all’abitato, creare una zona interna pedonale con una piazza giochi e le case più alte all’esterno, mantenere come tipo di finitura i mattoni a vista, le chiusure in legno, i colori simili e le recinzioni con gli ingressi come portali con una barriera verde tra la recinzione stessa e la casa. La via Monti, proseguendo verso nord, crea l’asse portante del nuovo insediamento, una specie di cannocchiale che apre allo spazio aperto. Nella zona di confine tra centro urbanizzato e campagna si è fatto uno slargo con una meridiana... Prontamente presentiamo alcune foto della meridiana, osservando che sinceramente non tutti a Muggiano hanno saputo apprezzare l’opera. ‘Certo... così fatta è inutile: mancano i numeri con i quali l’ombra può determinare l’ora... manca una lama sulla punta che possa fare ombra precisamente, manca una targa esplicativa, è troppo larga e... - rapidamente gira una delle foto che abbiamo presentato sul tavolo e ancora con la matita che, dall’inizio dell’intervista, ha in mano, schizza con rapidi tratti ripetuti, a volte nervosi, come avrebbe dovuto essere la nostra meridiana - ...pensate: avevo addirittura consultato un ingegnere di Legnano specializzato nella realizzazione di meridiane ma poi... l’esecuzione dei lavori ha vanificato tutto. La pavimentazione fu scelta dall’Ing. Sarra (direttore dei lavori n.d.r.) ma la posa può essere stata inadeguata per gli esterni, infatti si è tutta deteriorata.’ In queste parole cogliamo un leggera nota polemica sull’esecuzione dei lavori, che poi nel corso dell’intervista assumerà un carattere anche più marcato, ma, nello stesso tempo, una dettagliata conoscenza dei particolari in quanto in quella foto non si vedeva la pavimentazione rovinata. ‘Sono due anni che cerco di prender contatti con il Comune e l’Aler ma non riesco a comunicare... anzi... se avete intenzione di organizzare, con qualche associazione, la realizzazione dei numeri ditemelo che sono in prima fila: vi voglio aiutare anch’io!’. A questo punto dell’incontro cambiamo argomento ed iniziamo a dibattere della fatidica fontana - piscina che ha creato tanto scalpore negli abitanti di Muggiano.
‘Architetto potrebbe spiegare il significato della fontana e della struttura in metallo nella piazza.’ -domandiamo - ‘Ci sono alcuni particolari sbagliati: il porticato avrebbe dovuto avere una griglia metallica più spessa color ruggine, così fatta è troppo esile e a maglia troppo larga, erano previste panchine. Doveva essere un portico coperto, decorativo con la fontana simbolo storico del mercato. Infatti la piazza doveva essere la sede del mercato ambulante integrato con i negozi che si affacciano sulla piazza. Il suo nome è Piazza Mercato. La fontana avrebbe dovuto avere un impianto di purificazione dell’acqua, con immissione di cloro a ciclo chiuso...’ ‘Ma allora perché il Comune non la rende operativa ritenendola pericolosa?’ - chiediamo noi - ‘Ditemelo voi! Vorrei saperlo anch’io. Se non la ritiene sicura rendiamola tale... che problema c’è?’ ‘Del sagrato cosa ci dice? ‘E’ stato tutto cambiato, inizialmente non c’erano i due corpi del Caccia Dominioni (il nuovo oratorio n.d.r.), ora credo che il progetto sia in mano all’Aler. Anche la piazza con i giochi... pensate che inizialmente un terzo avrebbe dovuto essere occupata dalla centrale termica dell’Aler, poi cambiarono i piani. Se mi avessero consultato sarei stato disponibile ai ritocchi, alle varianti ma non ho più sentito nessuno. Tratto Muggiano come un mio figlio amato, lo scorso 28 settembre ho accompagnato un gruppo di amici architetti, anche stranieri, per vedere Muggiano e sono rimasti entusiasti di quello che, nonostante tutto, hanno trovato. A me Muggiano piace molto, per l’impostazione e la qualità generale. Vorrei qualche finitura migliore, capire cosa succederà nella piazza centrale, forse dei ponti più belli, completare il Rile (con un po’ di audacia o follia...), il sagrato ed estendere i completamenti al contorno.’
‘Ma c’è un’altra fontana nella nuova piazza...’ osserviamo noi ‘Oh sì.. - risponde subito soddisfatto della domanda precisando prima che possiamo finire di parlare - rappresenta la testa di un fontanile. Mi sembra ci fosse prima dei lavori un corso d’acqua in quella direzione, ho voluto riportarlo.’
‘Giusto che parliamo di corsi d’acqua, cosa dice del fontanile Rile, perché non sono state previste opere necessarie all’apporto di acqua?’ La domanda era scontata!
‘Oltre dieci anni fa quando presi in mano il progetto, non c’era il problema dell’acqua in quanto sgorgava copiosa.... i ponti non li ho progettati io - esordisce improvvisamente forse consapevole che sarebbe stata la domanda successiva - sono una cosa brutta, sono anonimi inadeguati al posto. Le sponde, meno ripide, erano da rinaturalizzare con l’intenzione di farlo funzionare, ma l’acqua è indispensabile e abbastanza facile farla tornare, è solo questione di volontà da parte dell’amministrazione. L’asse pedonale del quartiere è stato pensato lungo il Rile quindi sarebbe naturale che il fontanile fosse riaperto.’
‘Architetto notiamo che nonostante tutte le buone intenzioni a Muggiano non tutto è riuscito come nei progetti cosa pensa, pur non essendo parte del suo lavoro, dell’autobus sulla via Iemolo con i tombini in metallo che risuonano come tamburi?’ Si concentra sulla planimetria ed afferma.
‘La strada così fatta effettivamente incita alla velocità: è troppo diritta e troppo veloce, questo è un errore di progetto. Comunque le strade sono quasi sempre progettate diritte, bisogna poi gestirle se si vuol rallentare il traffico, con dissuasori o altri ostacoli; anche i parcheggi alternati ma a Muggiano i parcheggi sono nelle aree esterne. Del resto quando fu progettata, la situazione viaria prevista era completamente diversa.’
Si conclude a questo punto l’incontro, dopo quasi due ore, con la promessa che, nella prossima visita dell’architetto, potremo organizzare un incontro direttamente a Muggiano, per valutare ancora meglio l’intervento in quanto, data la vastità non lo possiamo certo considerare esaurito. Ringraziando l’architetto Paolo Favole per la disponibilità mostrata, soddisfatti e convinti che non sia poi tanto facile coniugare efficienza con bellezza ma persuasi che, nonostante tutte le buone intenzioni, molte problematiche si sarebbero potute risolvere semplicemente nominando il progettista direttore dei lavori. Sbagliamo, forse?

Marco Rossetti

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