Le interviste de "Il Rile" - Fiorella Fioretti

--------------------

“Una scuola meno chiusa
anche quando è chiusa”


Settembre, tempo di ricordi per le vacanze ormai andate. L’ora X sta per scoccare e il suono della campanella ci fa capire che l’anno scolastico 2002/2003 sta per iniziare. Ma molti di noi conoscono poco della scuola di Muggiano e per saperne di più, consci di questa realtà, abbiamo chiesto un incontro con la Preside Dottoressa Fiorella Fioretti, una donna attiva e oberata di responsabilità, che ci ha accolti in un’aula a Muggiano, dove è nata questa intervista.

Domanda: Dottoressa Fioretti, come potrà immaginare molti nuovi abitanti del quartiere non sanno nulla della scuola di Muggiano. Può brevemente darci dei cenni inerenti questa struttura?
Risposta: “La scuola di Muggiano fa parte del comprensorio Quartiere Olmi con la scuola media di via delle Betulle, la scuola elementare e la materna entrambe in via dei Salici. Tutte le iniziative che si fanno a livello di Istituto, coinvolgono indistintamente le quattro realtà. La struttura di Muggiano, risale ai primi del Novecento ed è protetta dai Beni Culturali, proprio perché importante dal punto di vista storico. Tanto che, qualsiasi opera muraria sia interna che esterna, si voglia realizzare, bisogna chiedere autorizzazione ai Beni Culturali, non solo per quanto riguarda l’aspetto architettonico”.

D.: Come lei ben sa è opinione popolare etichettare la scuola di Muggiano come scuola dei nomadi. Come viene affrontata la situazione nomadi?

R.: “Quattro anni fa, quando io sono arrivata nel comprensorio di cui Muggiano fa parte, c’era soltanto una classe di scuola materna e una pluriclasse, frequentata esclusivamente da alunni nomadi a Muggiano. Virtualmente erano quattordici alunni, in realtà, quando frequentavano, erano in sette.
Una mattina sono arrivata a scuola e ho trovato sette adulti con tre alunni. C’erano i tre insegnanti, legati al fatto che era una pluriclasse, l’insegnante di sostegno poiché c’era un bambino molto grave, le due mediatrici culturali del Comune e l’insegnante di religione. Mi sembrò una situazione alquanto inverosimile.
Allora mi sono detta: qui c’è qualcosa che non funziona! Per cui in accordo con i docenti, che in questo mi hanno pienamente appoggiato, abbiamo sviluppato la seguente idea. La scuola per un quartiere è comunque un centro di aggregazione e se si vuol far rivivere il quartiere si deve far vivere anche la scuola stessa, era quindi necessario rompere la concezione della scuola di Muggiano come scuola dei nomadi. Per far questo era indispensabile operare in modo tale che i bambini di Muggiano tornassero nella loro scuola. Nello stesso tempo si sarebbe tolto un po’ di carico e di pressione nella scuola di Via dei Salici, cercando in più di integrare i nomadi senza fare un’opera di ghettizzazione, come appariva allora. Siamo, quindi, giunti alla conclusione che bisognava togliere la pluriclasse, frantumando così il concetto ‘scuola di Muggiano = nomadi’ arrivando così in tre anni dalla prima alla quarta elementare.
Il primo anno è stato durissimo, io e Don Flavio abbiamo fatto una miriade di riunioni e discussioni con i genitori per cercare di portare i figli qui, c’era il rischio concreto della chiusura della scuola. Con il tempo i genitori mi hanno dato fiducia, hanno creduto alle cose che dicevamo e così, per l’anno scolastico che sta per iniziare, siamo riusciti ad inserire due nomadi per classe con un corpo docente di otto insegnanti da suddividere nelle quattro classi. Mi pare di aver raggiunto una buona integrazione a vantaggio di tutti!”

D.: Quindi le quattro classi che inizieranno l’anno scolastico 2002/2003 in questa struttura- storica saranno solo bambini di Muggiano?

R.: “Direi di no. Vedete.... Muggiano, malgrado tutto, sta diventando come un fiore all’occhiello dell’Istituto, una scuola un po’ ‘doc’, sia per la collocazione logistica, sia per gli insegnanti che vi lavorano, sia per il numero di bambini; abbiamo genitori che la scelgono apposta, pur vivendo altrove.
Questi genitori non sono molti, (ma vi assicuro che ce ne sono!) e indubbiamente questo fatto si può considerare una ‘conquista’ proprio per il discorso fatto precedentemente.”

D.: Ma, secondo lei, è giusto dover integrare, all’interno di un’unica struttura quale è la scuola di Muggiano, scuola elementare e scuola materna?
R.: Da un punto di vista architettonico sarebbe meglio la separazione, dato che i bambini delle materne hanno esigenze diverse da quelli delle elementari; invece da un punto di vista educativo potrebbe essere l’occasione per una serie di attività da fare insieme. E anche vero, che con l’andar del tempo, dato il forte incremento demografico di Muggiano, qui non ci sarà più spazio per la materna e quindi dovremmo trovare altre soluzioni”.
D.: Dottoressa Fioretti, avete progetti o idee per creare una scuola attiva, anche al di fuori dell’orario scolastico?
R.: Le idee e le iniziative sono tantissime. La concezione che ho della scuola è che sia meno chiusa quando è chiusa. Mi spiego. Lasciamo stare per un momento l’aspetto formativo. La scuola è una struttura che costa, se consideriamo il lato economico, perché non sfruttarla di più? Infatti, come tutti sappiamo, l’utilizzo della scuola finisce alle 16.30, poi basta. Al suo interno ci sono strumentazioni che possono servire; quindi perché non sfruttarle ulteriormente?
Una delle idee che volevamo proporre è quella del coro, un coro composto da genitori e da adulti, un’attività di aggregazione per l’intero quartiere. Un’altra idea, dal momento che alla scuola media degli Olmi abbiamo una sala di strumenti musicali (pianoforte, chitarra, saxofono e batteria), era quella di fare dei corsi di musica. Avevamo pensato anche ad un corso di lingua inglese o di informatica. Quest’ultimo, proprio all’interno della struttura di Muggiano, dove ci stiamo creando un’aula computer con non poche difficoltà dal punto di vista finanziario anche se abbiamo ricevuto un notevole contributo dalla Fondazione Cariplo. La nostra speranza è che promuovendo queste idee ci sia adesione e interesse da parte dei genitori. Un’altra curiosa e simpatica iniziativa sarebbe quella di organizzare un corso di cucito o di ricamo, “utilizzando” come insegnante qualche nonna. In un quartiere come quello degli Olmi, chissà quanti anziani si renderebbero socialmente utili insegnando questa ‘arte’ che ormai resta, al giorno d’oggi, una rarità”.

D.: Belle idee e belle iniziative, ma a noi sembra che siete abbastanza vincolati, dato che queste iniziative sono diffuse soltanto all’interno del Vostro comprensorio, informando esclusivamente genitori e studenti. Infatti, nessuno di noi, che ha figli in età scolastica, era a conoscenza di queste iniziative. Pensate di rimediare a questo?
R.: E’ vero! Forse la poca ‘pubblicità’ e la mancanza di comunicazione all’esterno sono la nostra più grande lacuna. Ma siamo talmente assorbiti dalle problematiche, dalla mancanza di tempo, dal dispendio di energie per mettere in atto queste iniziative che alla fine capita che qualche aspetto rilevante ne venga meno. Ma con il tempo pensiamo, comunque, di rimediare”.

Dottoressa, conti senza problemi pure su di noi per la diffusione delle Vostre iniziative!
“Vi ringrazio per la disponibilità! Faremo tesoro della vostra offerta.”

Ringraziamo la Dottoressa Fiorella Fioretti per la cordialità e per il tempo prezioso che ci ha concesso per questa ‘interessante chiacchierata’ finalizzata a far conoscere meglio la scuola di Muggiano ai Muggianesi.

Nadia Isola

Pagina precedente