Le interviste de "Il Rile" - Riccardo Remondi (Il Rile - gennaio 2006)

Conoscere il passato per capire il presente

Muggiano povera, Muggiano opulenta.
Cosa è cambiato?

Intervista a per 15 anni presidente del Comitato di Quartiere di Muggiano

La serata è fredda, siamo sotto casa di un personaggio importante per Muggiano che ha traghettato il nostro borgo dal passato al presente e forse anche nel futuro, basta uno sguardo d'intesa tra noi per capire che siamo pronti… abbiamo intenzione di fare un'intervista sulle aspettative di ieri rispetto quanto oggi abbiamo. Suoniamo il citofono e troviamo la signora Tina ad accoglierci sul pianerottolo. Ricordiamo con piacere quando frequentavamo il doposcuola della parrocchia, ai tempi di don Raffaello, era una delle colonne; con la sua presenza costante ogni martedì pomeriggio, ha insegnato a leggere e capire i libri, il più caro dei quali era 'Il Piccolo Principe'. Il nostro obbiettivo di questa serata - intervista non è comunque lei, nonostante i piacevoli ricordi che evoca, quanto suo marito Riccardo Remondi, presidente del Comitato di Quartiere di Muggiano dal lontano 1976 al non proprio vicino 1991. Sprofondati in breve su un comodo divano, che ha addirittura ospitato tra i suoi cuscini il capo dei nomadi qualche lustro fa quando si cominciava a ventilare l’ipotesi del campo in via Martirano, rompiamo subito il ghiaccio e le parole di Riccardo risuonano subito autorevoli nel salotto arredato con mobili importanti, anche se le molte sigarette hanno reso la sua voce un po’ roca. Remondi è un amico, uomo pragmatico, ama mettere le questioni una in fila all'altra, ha una grande esperienza, oltre un'ottima conoscenza della storia di Muggiano, recente e antica, frutto di importanti ricerche in archivio. Classe 1935, è una persona che va fino in fondo nelle sue idee, ama spesso dire che se qualcuno crede che abbia torto, lo deve dimostrare. La prima domanda è legata alla nascita del Comitato di Quartiere.
'Tutto è cominciato nel 1976, quando un gruppo di donne molto attive nelle attività parrocchiali assieme all’allora parroco don Alfonso Milani, mi chiese, tramite mia moglie, di aiutarle a cercare di far sentire la voce dei muggianesi fin nelle sale del consiglio comunale, per ottenere finalmente quei servizi che incredibilmente ancora Muggiano non aveva. Trasporti pubblici, gas, fognatura addirittura acqua potabile, era questo che mancava. Io non mi ritengo un politico, ma ho sempre avuto dimestichezza con la politica ed ho imparato a conoscere i politici, sapevo come comportarmi con loro per ottenere quello che volevo e quindi ho accolto la proposta e deciso di fondare il Comitato di Quartiere di Muggiano in modo da potermi presentare ai politici con una veste e un ruolo ufficiale. Ricordo quella volta che convocai l’assessore... - Lei si rende conto che è responsabile se questa gente beve ancora l'acqua dei pozzi? - Mi rivolsi così indicando gli abitanti della cascina Guascona costretti a servirsi dell’acqua dei pozzi, mancando la rete idrica, contro la legge. Ebbene dopo poco tempo le ruspe erano già al lavoro per interrare le tubazioni!'
Muggiano in quegli anni era la periferia povera di Milano: circa seicento abitanti, senza gas metano, senza fognatura, senza un servizio di trasporto pubblico decente, le case vecchie e fatiscenti a parte alcune villette più recenti, pochi negozi, che stentavano a tener aperte le saracinesche per la poca gente, e non c’era nemmeno un centro commerciale nelle vicinanze per la spesa. Addirittura le cascine Guascona e Guasconcina non erano raggiunte dalla rete idrica dell’acqua potabile e gli abitanti si servivano ancora dei pozzi. In Corte Grande negli 'appartamenti' non c’erano i servizi igienici: gli inquilini erano costretti a servirsi dei 'cessi' (il termine è consono allo stato in cui versavano) in mezzo all’aia e si lavavano nella 'trumba' (la fontanella) nel cortile. I giovani sposi abbandonavano il borgo che poco a poco si è spopolato ancor più, tanto da chiudere anche una delle due sezioni elettorali. Insomma a differenza di oggi, la gente era afflitta dall'isolamento e dalla necrosi a cui il quartiere andava incontro, anche a causa della tangenziale che aveva tagliato fuori il borgo da Milano, ma voleva reagire a questa situazione. Nel 2006, invece, siamo disposti ad accettare dei veri e propri scempi urbanistici (fontana - vasca, tanto per citare un esempio) senza un minimo di indignazione. Come se questo non bastasse erano allo studio per Muggiano progetti 'catastrofici': un autoparco, un inceneritore, poi un carcere e anche un insediamento con grattacieli di 15 piani. Bisognava fare qualcosa, qualcosa è stato fatto!

Quale è stato il maggior successo del Comitato di Quartiere da lei presieduto?
'Sicuramente l'approvazione del PIO - Piano Inquadramento Operativo - che ha dato il via allo sviluppo urbanistico del borgo e ha portato alla situazione che tutti oggi vediamo: case ragionevolmente basse, salvo qualche isolato abuso, strade ordinate e, tutto sommato, uno sviluppo a misura d’uomo di Muggiano. Sono stati commessi degli errori di realizzazione, come la piazza o le fontane, è vero, ma tutto sommato la gente ritiene Muggiano un posto in cui si può vivere bene. Errori sono stati commessi anche nella viabilità, non rispettando i progetti originali. Abbiamo sempre vigilato perché le case venissero costruite senza superare i 4/5 piani, mentre ora mi accorgo che questa attenzione è venuta meno oggi: infatti spuntano palazzi enormi e nessuno protesta'.
Le parole di Riccardo non nascondono un certo orgoglio e decide di raccontarci un aneddoto molto curioso. 'Ero con don Renato Rebuzzini (parroco di Muggiano allora) a Palazzo Marino per un incontro con il sindaco Paolo Pillitteri. Ci ricevette, poi rimanemmo sconcertati e scandalizzati quando affermò che disponeva di una decina di miliardi di vecchie lire da dedicare alla città, ma piuttosto che spendere quella cifra a Muggiano li avrebbe destinati a una zona più densamente popolata, per ottenere un maggior consenso in termini elettorali. Siamo subito usciti, quasi scappati dall’ufficio, con don Renato infuriato... ma subito dopo sono tornato sui miei passi, ho bussato nuovamente alla porta, sono rientrato nell’ufficio del Sindaco, da solo questa volta, e gli ho parlato molto schiettamente: - Paolo, cosa vuoi fare di Muggiano? Non mi puoi fare accettare una decisione così meschina… Lui ha gironzolato per la stanza pensieroso e finalmente mi ha proposto di indire un incontro in cui avrebbe portato alcuni assessori competenti. Fu un successone: il Sindaco di Milano ed alcuni assessori in un'affollatissima pubblica assemblea nella palestra della scuola di Muggiano. Non era mai avvenuto: era il mese di marzo 1988. Questo è l’episodio che ha concretizzato il lavoro svolto negli anni precedenti e dato il via a tutta la storia degli ultimi 4 lustri del nostro borgo'.

Se avesse la bacchetta magica, cosa vorrebbe far scomparire da Muggiano?
'Non ho dubbi: la vasca-piscina-fontana, non so neppure come definirla, con tutta la struttura attorno. Un obbrobrio - afferma corrugando la fronte disgustato - pericolosa, inutile, sporca: che senso ha?'

Cosa farebbe invece apparire?
'Una piazza diversa da quella attuale, che sia un centro di aggregazione e un luogo di appartenenza, con negozi, servizi, verde, giochi, panchine, alberi (capaci di fare ombra perlomeno) e il mercato. Manca la vivibilità, insomma un luogo polifunzionale. La gente si potrebbe incontrare, conoscere e magari sentirsi cittadina di Muggiano, non di un quartiere dormitorio. Sicuramente vedrei anche un semplice, ma significativo, monumento con una lapide dedicata ai caduti della guerra, indispensabile memoria storica di Muggiano per chi ha combattuto'.

Racconti qualcosa per la quale è particolarmente fiero.
'Il Comitato di Quartiere di allora era molto attivo anche a livello sociale, ricordo con una certa nostalgia le feste patronali organizzate assieme alla Parrocchia quando con poche cose si faceva una grande festa, semplice nei contenuti, ma con momenti di aggregazione quasi magici. A volte assomigliavamo ad una pro loco: organizzavamo anche gite in pullman, siamo andati addirittura in Svizzera, con tantissima gente. Un momento di aggregazione formidabile. Ovviamente eravamo sempre pronti a manifestare per protestare e richiedere i sevizi che mancavano con una sempre grande partecipazione dei muggianesi'.

Perché, secondo Lei la gente partecipa meno, oggi?
'Fame ed opulenza sono le parole chiave. Manca il senso del quartiere, non vi accorgete dell'aria di indifferenza che c'è in giro? La gente sta bene, non sente di appartenere a Muggiano, e quindi non lo vive con i suoi problemi.Ci vorrà la nuova generazione dei numerosi giovani, ma servono ancora alcuni anni'.

Quale è stata la prima vittoria del Comitato di Quartiere?
'Ci siamo mobilitati per il servizio di trasporto pubblico, abbiamo ottenuto che un mezzo (il mitico Pulmino, il '48' immortalato sul vostro calendario 2006) prestasse un regolare servizio, una corsa ogni mezz’ora, escluse le ore notturne'.

Una persona che ricorda con particolare affetto?
'Don Raffaello Ciccone, eravamo spesso di opinioni differenti, ci siamo spesso scontrati, ma sempre rispettati. Mi ricordo quando abbiamo dovuto esprimere un parere sull’insediamento dei nomadi: lui favorevole all’accoglienza, io contrario: il borgo spaccato in due, ma alla fine ho dovuto capitolare rispettando democraticamente la scelta della maggioranza'.

A proposito di nomadi, secondo lei il problema dell’abusivismo, molto di attualità, è collegato con i figli del vento?
'Certamente no, sono due problemi nettamente distinti, malgrado si dica che sono loro che costruiscono questi scempi. Il problema dell’abusivismo va affrontato monitorando il territorio ed estirpando sul nascere qualsiasi erbaccia infestante - Rob de matt - butta lì questa frase tentennando il capo in segno di diniego - ognuno ora fa quello che vuole.'

Quando è terminata la sua attività nel Comitato di Quartiere?
'Mi sono dimesso subito dopo la mia ennesima rielezione nel 1991, perché sentivo che qualcuno nel comitato stesso aveva forti interessi personali, che cercava di perseguire, avversandomi in tutte le occasioni ed accusandomi ingiustamente di avere a mia volta interessi personali. Io? Mi vedete dove sono? L'opposizione era ormai rivolta alla mia persona, non era in nessun modo costruttiva, ero anche stanco e avevo pensieri per la mia famiglia. L’impegno era sempre al massimo e ho svolto la mia attività rispettando sempre le regole della democrazia e della correttezza, chi dice il contrario lo dimostri... Se potessi tornare indietro forse non ripeterei l’esperienza, probabilmente sceglierei di dedicare le mie energie alla mia carriera lavorativa ed alla famiglia, pur essendo molto orgoglioso e felice di quello che ho fatto per il nostro amato borgo. Sento il dovere di ringraziare gli amici a me più vicini, per la loro puntuale collaborazione e l'assiduo contributo di braccia offertee durante le feste organizzate dal Comitato di Quartiere: Maddalena, Marzia, Roberto ed Erio Bertazzolo; Marco, Gino e Liliana Padovani; Wainer de Vincenzi; Moreno Frigerio; gli scomparsi Enrico Grassi e Andrea Lazzaroni e molti altri.
Guardiamo l'orologio... è notte fonda non ce ne siamo accorti, presi dal dialogo il tempo è volato. Vorremmo andare avanti a chiacchierare per molto ancora, le domande e gli aspetti da approfondire sono ancora innumerevoli, la voglia di sapere, di ascoltare un uomo che ha dedicato così tante energie a Muggiano ed ai muggianesi, ci prende alla gola... ma dobbiamo frenare la nostra curiosità, rimandiamo ad altre occasioni, siamo sicuri che non mancheranno. Un ringraziamento particolare, se lo merita, a Riccardo Remondi.

Andrea Ferrari
Marco Rossetti


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